Erica

Erica

Nome scientifico: Erica vulgaris – Famiglia: Ericacee

L’Erica è una pianta arbustiva sempreverde capace di raggiungere un’altezza massima di 6-7 metri. Ha foglioline aghiformi della lunghezza compresa tra i 2 e i 15 millimetri ed una lunga serie di fiori che fanno di questa pianta anche un ottimo oggetto ornamentale.

E’ disponibile in circa 700 specie, la maggior parte delle quali si trova nel Sud Africa, la terra d’origine. In particolare, la concentrazione più elevata si addensa nella landa del fynbos, nella Regione floristica del Capo.
Si è poi progressivamente diffusa anche in altre zone appartenenti al continente africano e, in epoche più recenti, nella porzione mediterranea dell’Europa. In Italia è presente al nord ed al centro nei boschi e nei pascoli sassosi montani sui terreni calcarei.

Spesso l’Erica viene confusa con la Calluna vulgaris o Brugo, che fa parte della stessa specie. Le due piante sono state separate: hanno foglie di grandezza differenti, come pure corolla e calice.

In fitoterapia viene utilizzata la pianta intera, ma soprattutto le sommità fiorite.

Proprietà terapeutiche dell’Erica:
Antinfiammatorie, antireumatiche, antisettiche, astringenti, colagoghe, diuretiche, vulnerarie.

Uso interno:
E’ utile per le infiammazioni delle vie urinarie, cistiti, uretriti, litiasi uratica, ingrossamento della prostata.
E’ un valido aiuto per coliche intestinali, diarrea, disordini epatici e colecistici, gotta, reumatismi, disordini respiratori, insonnia, agitazione.
Inoltre, recenti studi hanno evidenziato che riduce i rischi della contrazione dall’epatite C grazie alle sue proprietà antivirali.

Uso esterno:
L’infuso di Erica serve per fare impacchi, con delle garze imbevute, per decongestionare le parti cutanee infiammate. Con i risciacqui si utilizza anche per le infiammazioni della mucosa orale.
E’ utile per favorire la guarigione delle ferite.

Controindicazioni:
Se utilizzata in modo adeguato è normalmente ben tollerata e non dovrebbe causare effetti collaterali.
E’ sconsigliata in caso di insufficienza epatica o di ipersensibilità accertata dopo esami clinici.
A dosi alte potrebbe causare irritazione intestinale.
E’ da evitare in gravidanza e durante l’allattamento.